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La Villa veneta Maffei Costalunga nel paese di Castegnero
Come si presentano la Corte e il selese della Villa
Quando si entra nella corte della Villa veneta Maffei Costalunga dal cancello principale, ci si trova in un ampio spazio squadrato il cui suolo è in parte pavimentato con mattonelle di terracotta (il selese), e in parte coperto da ghiaino con alcune porzioni erbose. Si notano gli alti alberi di Tuia che creano una sorta di sipario tra la Villa e la Cantina, fungendo anche da linea prospettica che dirige lo sguardo verso il lato Sud-Est della corte, dove si inseriscono le massicce botti storiche in pietra e cemento, affiancate dal cancello che mette in comunicazione la corte con la campagna. E ovviamente si notano la Villa e i vari edifici rurali che si innalzano lungo tutti e quattro i lati di questo ambiente.
Quello che però non si nota, è ciò che giace al di sotto della corte.
Nella zona pavimentata detta “selese”, un occhio attento può scorgere due botole, mentre una mente curiosa potrebbe domandarsi il perchè le mattonelle siano disconnesse in maniera un po’ particolare, quasi come se in alcuni punti si alzassero delle cupolette sotto di esse; se poi qualcuno fosse passato poco dopo una nevicata, potrebbe aver fatto caso alla differenza di rapidità con cui la neve si scioglie sulla ghiaia e sul selese.
Ma perchè tutto ciò?



Le evoluzioni della Villa e di Castegnero legate alle risorgive
La mentalità: l’evoluzione a favore delle necessità locali
Facciamo un passo indietro. La Villa ha una lunga storia architettonica e ingegneristica, della quale purtroppo abbiamo pochissime fonti letterarie e ancora meno piste documentali; sappiamo però che inizialmente venne fabbricato il corpo centrale a torre, nel XV secolo, e che successivamente sono state aggiunte le ali laterali, dando all’alzato la caratteristica forma a “T” rovesciata che presenta oggi. Tutti i lavori, sia di ampliamento della Villa padronale, sia di costruzione degli edifici rurali, si sono susseguiti nei secoli sempre con un obbiettivo principale ben preciso: amministrare la campagna circostante e garantire quanta più autonomia possibile a quella che era nata come azienda agricola di una ricca famiglia patrizia, i Maffei, i quali probabilmente risiedevano in città, ma avevano vari braccianti e lavoratori che vivevano proprio negli edifici rurali vicini alla Villa.
Altro elemento fondamentale da tenere a mente, è che il paese di Castegnero sorge in un’area che precedentemente era una palude abbastanza estesa e che ha visto le prime comunità stabilirsi inizialmente sui colli, per poi scendere verso valle dopo che le opere di bonifica avevano stabilizzato i terreni. Infatti la prima chiesa dei nostri vicini, la Pieve degli abitanti di Nanto, era stata edificata ben più in alto rispetto all’attuale centro nevralgico del paese; per cui, dopo che la comunità si è pian piano trasferita ai piedi del colle, anche la parrocchia ha provveduto a edificare un nuovo edificio religioso, più grande e più vicino alle nuove esigenze dei fedeli: l’attuale chiesa di Nanto dedicata a Santa Maria Annunziata. E così intorno alla Villa sono facilmente individuabili tre campanili come punti di riferimento: la chiesa parrocchiale di Nanto a Sud, l’antica Pieve di Nanto a Ovest e la chiesa parrocchiale di Castegnero, dedicata a San Giorgio Martire, a Nord-Est.
L’individuabilità di questi edifici è consentita anche dal fatto che sono tutti e tre sopraelevati perchè costruiti sui pendii collinari, e questo ci dà un’idea di quanto il paesaggio dei Colli Berici sia strettamente intersecato con Castegnero e i paesi vicini; infatti la Villa, che si trova proprio ai piedi del colle, risulta inserita in un anfiteatro naturale che le conferisce uno sfondo scenografico e idilliaco, in cui la natura e il lavoro dell’uomo si fondono armoniosi e regalano paesaggi unici e suggestivi in ogni stagione.
La scenografia però non è l’unico elemento caratteristico dei nostri bei colli; infatti disseminate per i pendii e per il paese, vengono alla luce flussi d’acqua che risalgono dalle falde sottostanti: le risorgive.


Le risorgive, le fontane e i percorsi dell’acqua
Queste risorgive nel tempo sono state contenute e incanalate in modo non solo da favorire la coltivazione dei terreni, ma anche da fornire fonti d’acqua per i paesani. Infatti a Castegnero ci sono tre “fontane” pubbliche – Fontana Coperta, Fontana Fozze e Fontecchio, e ciascuna dà il nome alla via in cui si trova – e poi varie fontane nei paesi vicini.
Fontana Fozze in particolare è costituita da un grande lavatoio semicircolare dove si raccoglie inizialmente l’acqua, per poi scorrere nella consecutiva ampia vasca trapezoidale – che fungeva da abbeveratoio per gli animali – e infine proseguire su una sorta di piccolo acquedotto aperto e sopraelevato, una lunga opera in muratura sorretta da archi e chiamata “Canaletta”.
Questa Canaletta è speciale per noi, perchè costituisce parte integrante della Villa – la quale si trova subito in successione a Fontana Fozze – e con la sua architettura si pone come parete di contenimento laterale per il brolo che si estende sul lato Nord dell’edificio padronale, svolgendo quindi un’ulteriore funzione in quanto l’acqua portata dalla Canaletta giunge fino alla struttura che anticamente ospitava il mulino e ne alimentava la ruota. Dopo di che, il flusso veniva (e viene tuttora) incanalato verso la campagna tramite un sistema di fossi, fornendo così una preziosa risorsa per irrigare i campi.
Però, chi si avvicina all’ex-mulino, può notare anche qualcos’altro… l’acqua della Canaletta non è l’unico flusso che va ad immettersi nel fosso sottostante! C’è infatti un’altra breve struttura rialzata che, sempre vicino all’edificio rurale, porta acqua fino ad una piccola vasca rettangolare – la quale costituiva il lavatoio privato della Villa – prima di farla ricadere nel fosso e ricongiungersi in un unica corrente verso i campi. Ma da dove arriva questo secondo apporto d’acqua? Inoltre, il fosso stesso ha una sua alimentazione diretta grazie a un terzo flusso d’acqua che sgorga da… da dove? La risposta è semplice… ricordate quando abbiamo nominato il selese e le sue botole? L’acqua arriva proprio da lì sotto!



L’Ipogeo
I misteri sotterranei
Infatti, sotto al Selese si cela un’antica opera muraria, l’Ipogeo, che costituisce una vera e propria gemma di ingegneria idraulica, una struttura interrata che serviva a raccogliere le acque di risorgiva che affioravano naturalmente dal basso e che in questo modo, invece di creare stagni e paludi a cielo aperto, potevano rimanere in sicurezza sotto la corte e defluire sistematicamente verso la campagna, sempre per andare a integrare le necessità agricole. Inoltre, lungo il lato Est della corte, in corrispondenza del flusso sotterraneo, era stato scavato un pozzo in modo da rendere l’acqua pulita sempre facilmente accessibile per i fabbisogni della casa. E l’aspetto più sorprendente di questo Ipogeo è che ad oggi è ancora perfettamente stabile e funzionante: non ha mai richiesto ristrutturazioni da parte nostra! Gli unici due interventi che operiamo sono la sostituzione di una piccola paratia di legno – ogni 15 anni circa – e lo svuotamento completo delle vasche per pulire i depositi di limo sulle pareti – ogni 5 anni circa -. L’unica vera pecca è la mancanza, purtroppo, di documentazioni per quanto riguarda la struttura stessa: non sappiamo chi l’abbia costruita, non sappiamo quando, non abbiamo mai trovato nemmeno delle incisioni sulle pietre o altri segni che potessero indicarci dei dati certi.
Il nome stesso della struttura ci è ignoto. Mentre nelle ville venete è facile individuare determinati elementi ricorrenti con funzioni ben precise (come barchesse, sale passanti, colombaie, eccetera), di questa opera sotterranea non conosciamo altri esempi, per cui non sappiamo se chi l’ha creata usasse chiamarla in un modo particolare. Precedentemente ci riferivamo a lei come “opera di ingegneria idraulica sotterranea per la raccolta delle acque di risorgiva”, ma per quanto questo nome sia perfettamente descrittivo della sua funzione, non è esattamente immediato da comunicare nè da ricordare. Per cui abbiamo deciso di optare per un altro termine, che ne richiamasse l’impatto storico e “misterioso”, rimanendo però semplice da richiamare alla memoria: “ipogeo”, che significa proprio “sotterraneo”.
Per quanto riguarda la parte architettonica, invece, abbiamo solo potuto constatare che probabilmente la costruzione è avvenuta in almeno tre fasi: prima delle pareti basse che fungessero da sponde per incanalare l’acqua, poi l’innalzamento delle pareti e infine la copertura con volte a botte. Indicativamente, una persona adulta può agevolmente camminare in piedi avanti e indietro nel “corridoio principale”. Gli accessi all’Ipogeo sono costituiti da tre botole leggermente disallineate, due poste sul Selese e una posta sulla lingua di prato antistante l’ex-mulino. Tuttavia, gli ambienti sotterranei, pur essendo in comunicazione diretta tra loro, non lo sono abbastanza da permettere alle persone un passaggio agevole da un ambiente all’altro, perchè chiaramente non era quello l’obbiettivo del progetto; per cui, se non si vuole camminare carponi nell’acqua, il percorso migliore è risalire dalla stessa botola da cui si è scesi. Questo ovviamente solo dopo aver drenato le vasche con metodi alternativi, perchè di norma sono vere e proprie cisterne piene d’acqua fino al soffitto.
Chiunque abbia progettato questo sistema idraulico, chiaramente (e lo possiamo dire anche a secoli di distanza) sapeva bene cosa stava facendo, perchè nei nostri anni di viticoltura, vinificazione e vita di campagna in generale, abbiamo tratto grandi benefici dall’avere un bacino d’acqua a cui poter attingere; e l’assenza di problemi di manutenzione è un evidente segno di lungimiranza da parte di chi ha lavorato qui prima di noi.
Il tutto, sapientemente unito a più moderne tecnologie, costituisce una risorsa da non sottovalutare. L’unione dell’acqua di risorgiva e degli impianti a goccia che da anni usiamo nei nostri vigneti, garantiscono un’irrigazione ottimale anche nei periodi più secchi. Il controllo della temperatura di fermentazione del vino in Cantina lo attuiamo attingendo dall’Ipogeo. Come anche l’acqua per annaffiare l’orto e il giardino. E questo solo per citare qualche esempio di tutte le potenzialità che sono giunte fino a noi grazie alla sapienza antica e che abbiamo applicato alle necessità del giorno d’oggi. Perchè questo è sempre stato lo spirito della Villa e dell’azienda nei secoli: una continua evoluzione per soddisfare i fabbisogni della terra da coltivare e di chi coltiva la terra.
La filosofia che ha portato alla costruzione dell’Ipogeo e la lungimiranza che l’ha reso così duraturo nel tempo sono spesso fonte di fascino per amicз e ospiti, ma purtroppo renderlo accessibile non è un processo immediato, bisogna aprirlo e svuotarlo, e non può rimanere vuoto troppo a lungo perchè appunto ancora utilizziamo l’acqua di risorgiva che confluisce nel bacino. Per cui tantissime persone ci hanno chiesto di essere informate quando avremmo fatto i lavori di pulizia delle pareti, perchè curiose di poter scendere all’interno di quest’opera.
Ragione per cui, quest’anno abbiamo voluto organizzare un vero e proprio evento, tutto incentrato su questa gemma nascosta sotto il Selese!

La nascita de “Il Segreto sotto la Villa”, l’evento pubblico dedicato all’Ipogeo
L’occasione propizia si è presentata quando alcuni ricercatori universitari si sono interessati alla nostra Villa attraverso il loro lavoro d’indagine sulla correlazione tra le ville venete e l’acqua, chiedendoci di poter fare approfondimenti sull’Ipogeo e fornendoci un pretesto irrinunciabile per spostare temporaneamente la nostra attenzione dai lavori di Cantina per concentrarci sull’opera interrata. Abbiamo quindi scelto un periodo in cui vino e vigneti fossero in fasi lavorative relativamente poco ardue, abbiamo contattato altre figure locali (come il Club Speleologico Proteo) che potessero essere interessate a cogliere l’occasione per studiare la struttura sotterranea e abbiamo infine coinvolto la Proloco Castegnero per collaborare alla gestione dell’evento. Abbiamo così strutturato due giornate dedicate all’Ipogeo, la prima riservata alle opere di raccolta dati e la seconda aperta al pubblico: è nato l’evento “Il Segreto sotto la Villa”!
Durante la prima giornata sono stati fatti rilievi, campionamenti e fotografie professionali, grazie ai quali speriamo di poter essere in grado in futuro di elaborare mappe e altri supporti visivi che valorizzino l’articolata struttura dell’Ipogeo: un corridoio principale sul quale si affacciano alcune “stanze”, le quali proseguono a loro volta con ulteriori cunicoli; alcuni di questi ancora non sappiamo dove conducano perchè sono troppo piccoli per poter essere percorsi.
Durante la seconda giornata, quella aperta al pubblico, abbiamo strutturato delle visite guidate con cui portare le persone alla scoperta dei vari percorsi d’acqua che affiancano la Villa in superficie – come la Canaletta – per poi scendere fisicamente nel sotterraneo cuore acquifero dell’Ipogeo e ammirare questa struttura unica nel suo genere (non abbiamo trovato notizie di situazioni analoghe in altre ville venete, ma se conoscete altri “ipogei” dedicati alle risorgive fatecelo sapere nei commenti!).
Per rendere l’Ipogeo accessibile abbiamo drenato l’acqua tramite un sistema pre-esistente, ingegnoso quanto “semplice”: abbiamo tolto il tappo. Esattamente come quando si toglie il tappo per svuotare una vasca da bagno, solo in proporzioni maggiori e con molta più pressione da vincere. Il tappo è costituito da un robusto tronchetto di legno e, per essere sfilato, deve essere spinto dall’esterno dell’Ipogeo verso l’interno, quindi la pressione dell’acqua non riesce a “spingerlo fuori” quando è chiuso (tuttavia questo significa che noi dobbiamo vincere contro la fortissima pressione dell’acqua quando lo spingiamo dentro per aprirlo!).
Siccome l’acqua di risorgiva continua ad affiorare per propria natura, sul pavimento dell’Ipogeo c’era un costante flusso che andava dai 2 ai 15cm circa di profondità, con una temperatura che può scendere anche fino ai 14°C nonostante il caldo estivo.
Nella breve passeggiata sotterranea abbiamo fatto notare le tre fasi edificative, rese chiare dal fatto che ogni registro murario si “appoggia” visibilmente al registro sottostante (per esempio la parete sporge di qualche centimetro rispetto alla base dell’innalzamento del soffitto); abbiamo notato la cura nelle volte a mattoni dei soffitti; abbiamo osservato la dedizione nella posa dei pavimenti (comparabile forse ad un opus incertum); ci siamo interrogati sulle possibili motivazioni che hanno portato figure del passato a murare determinati passaggi; abbiamo ammirato le bollicine che salivano in una delle “stanze” laterali (dette “bolle di risalita”, chiaro indice della presenza di una risorgiva) e abbiamo osservato un piccolo cunicolo laterale da cui sgorgava altra acqua proveniente da un altro punto di risorgiva; abbiamo constatato la presenza di sedimenti d’argilla (già ridotta dopo le operazioni di pulizia, ma ancora chiaramente visibile in alcuni punti) e le sue stratificazioni (quella più antica, più grigia e compatta; quella più recente, più chiara e morbida); e abbiamo notato come ci fossero tanti cunicoli e aperture sulle pareti, alcuni grandi appena come un bambino, altri talmente piccoli da non poterci nemmeno infilare la testa.
Insomma una struttura che si presenta articolata e complessa rispetto alla sua dimensione relativamente ridotta; non sappiamo di preciso per quanto si estenda effettivamente l’Ipogeo, noi stimiamo che non superi più di tanto il perimetro del selese soprastante, ma speriamo che i rilievi effettuati quest’anno possano dirci di più!
L’entusiasmo di chi ha visitato l’Ipogeo era palpabile, alla fine del tour il commento più gettonato è stato “posso rimanere qua sotto un’altra ora? Si sta una meraviglia!”, perchè noi possiamo raccontarvelo in tutte le salse, ma scendere di persona è davvero un’altra cosa! Fortunatamente (????) avevamo previsto anche una breve degustazione dei nostri vini a conclusione dell’esperienza, così abbiamo potuto convincere le persone a risalire da sotto il selese per accomodarsi sotto al portico. Abbiamo così agevolato anche lo sbalzo termico dalla frescura sotterranea alla calura del sole di Luglio, proponendo i nostri Gheorgòs e Ego, che con le loro caratteristiche fresche e poco corpose sono perfetti per gli aperitivi estivi!



I prossimi appuntamenti per scendere a visitare l’Ipogeo
Come riportato verso metà articolo, l’Ipogeo viene aperto e svuotato il meno possibile – una volta ogni 4 o 5 anni – perchè il suo apporto d’acqua è parte integrante della vita e del lavoro nella nostra azienda, ma continuiamo a ricevere nuove richieste da parte di persone appassionate o anche solo curiose di poterlo visitare, per cui se volete rimanere in contatto con noi tramite la nostra Newsletter e i nostri canali social di Instagram e Facebook, vi faremo sapere quando torneremo con la seconda edizione de “Il Segreto sotto la Villa”!
Nel frattempo fateci sapere nei commenti quali altre curiosità avete sull’Ipogeo o sulle altre strutture e architetture della Villa veneta Maffei Costalunga!

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